Si è aperto il processo per il femminicidio di Manuela Petrangeli

22/05/2025

Un quadro inquietante di ossessione e controllo emerge nel processo che vede imputato Gianluca Molinaro per l’omicidio di Manuela Petrangeli, la fisioterapista 51enne uccisa con due colpi di fucile lo scorso 4 luglio. Durante l’udienza di ieri, il fratello della vittima, Alessio, ha fornito una testimonianza toccante e dettagliata di una relazione segnata da una gelosia morbosa, ben precedente alla separazione tra Manuela e l’operatore socio-sanitario 54enne.

Molinaro è chiamato a rispondere di omicidio aggravato dalla premeditazione, stalking, detenzione abusiva di armi e ricettazione. La deposizione di Alessio Petrangeli ha ripercorso le tappe di un rapporto che, fin dalle sue origini nel 2014, aveva mostrato i lati oscuri della possessività di Molinaro. «Manuela mi diceva che era un po’ geloso. Lui spesso si convinceva che lei si voltasse a guardare altri uomini», ha raccontato il fratello, ricordando i momenti trascorsi insieme, tra vacanze e festività, quando ancora Molinaro era accolto come un membro della famiglia.

La situazione è precipitata con la convivenza, iniziata nel 2019 nell’appartamento in zona Torresina dove Alessio vive con la sua famiglia. «Molinaro la insultava, le diceva che era una cagna, che guardava tutti gli uomini. Durante il Covid stare sotto lo stesso tetto era diventato insostenibile, così mi raccontava mia sorella». La separazione, avvenuta nel 2021, non ha posto fine alle angherie. «Lui si era convinto che Manuela avesse una relazione con un paziente della clinica privata dove mia sorella lavorava. Molinaro aveva piazzato delle cimici nell’abitazione e sull’auto di Manuela e aveva registrato una telefonata in viva voce».

L’audio registrato da Molinaro era incomprensibile a causa del rumore di fondo. «Dissi a Gianluca di smetterla, di pensare al loro bambino», ha riferito Alessio. Dopo questo episodio, Molinaro aveva lasciato la casa. Ma già in precedenza, tra marzo e novembre 2016, si era allontanato per scontare una condanna ai domiciliari per stalking nei confronti della ex, un fatto che «mia sorella non conosceva, lo venne a sapere da lui».

Dopo la separazione, tra il 2022 e il 2024, la vita di Manuela si era trasformata in un incubo. «Lei mi faceva vedere i messaggi e ascoltare gli audio di lui. La minacciava di morte. Diceva che non avrebbe dovuto vedere nessun altro, che l’avrebbe uccisa se avesse saputo di un altro uomo in presenza del loro bambino». Un episodio emblematico risale alla Pasqua del 2023, quando Molinaro insultò e minacciò Manuela davanti a decine di persone durante una partita di calcio del figlio, tanto da costringere l’arbitro a interrompere l’incontro. Minacce simili si ripeterono quando sorprese Manuela a chiedere indicazioni al presidente di una squadra di calcio amatoriale.

La paura aveva isolato Manuela. «Mia sorella non vedeva e non sentiva più nessuno. A me diceva di non intervenire, aveva paura delle reazioni di Molinaro, non voleva turbare il rapporto dell’uomo con il figlio. Ma cercava di non stare mai sola. Una volta mi disse: “Io lo so che prima o poi mi ucciderà”».

Il racconto di Alessio ha toccato il culmine del dolore quando ha rievocato il momento in cui, insieme agli psicologi, ha dovuto comunicare al nipote di soli 9 anni la tragica perdita della madre. «Prima gli avevamo detto che non stava bene, poi alla vigilia del funerale gli abbiamo spiegato che Manuela era venuta a mancare a causa di un brutto incidente con un’altra persona. Dopo pochi secondi di silenzio, senza che nessuno gli avesse detto nulla su cosa era realmente accaduto ha detto: “È stato papà”».

A rendere ancora più vivido l’orrore di quel 4 luglio sono state le parole dei colleghi di Manuela, presenti in aula: «Sentimmo gli spari e scendemmo in strada. Tentammo di rianimarla. Fu tutto inutile». Il processo continua per fare piena luce su questo ennesimo drammatico caso di femminicidio.

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